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Il segno

Oggetti

La sedia che non vuole farsi notare

Il design più difficile è quello che sparisce: elogio delle sedute che non chiedono applausi.

di Andrea Sanna, Designer e direttore creativo

C'è una prova che nessuna sedia supera al primo colpo: sparire. Non dal salotto, dove anzi deve reggere lo sguardo, ma dalla coscienza di chi la usa. La sedia riuscita è quella di cui, dopo dieci minuti, non si sa più dire nulla: né dove finisce lo schienale, né dove comincia la seduta, né perché si stia così bene.

La storia del design italiano è piena di oggetti che hanno vinto gridando. Le sedute no. Le sedute hanno vinto sottraendo: un chilogrammo alla volta, un centimetro alla volta, fino a quella soglia misteriosa in cui la struttura smette di essere un fatto tecnico e diventa un'abitudine del corpo.

Prendete una superleggera qualsiasi — non serve fare nomi, li conoscete. Il suo capolavoro non è il peso: è la promessa che il peso mantiene. Una sedia che si solleva con due dita dichiara che nulla, in lei, è di troppo. È la stessa promessa di un abito ben tagliato: la fatica non si vede, si indossa.

Poi sono arrivate le monoscocche, e con loro un'altra idea di silenzio: non più il telaio ridotto all'osso, ma la forma unica, senza giunture, dove l'occhio non trova appigli per fermarsi. Anche questo è understatement, solo di un'altra scuola: non il minimo indispensabile, ma l'indispensabile reso minimo.

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Il mercato, ogni tanto, dimentica. Tornano le sedute-scultura, i troni da rendering, gli oggetti nati per la fotografia e non per la schiena. Durano una stagione, come tutte le cose che chiedono applausi. Le altre restano: nelle cucine, nei bar, nelle sale d'attesa dove nessuno le guarda e tutti le usano.

Forse è questa la definizione più onesta del progetto ben fatto: un oggetto che accetta di non essere protagonista. La sedia che non vuole farsi notare non è timida. È sicura di sé al punto da potersi permettere il silenzio.

di Andrea Sanna

Designer e direttore creativo

Progetta oggetti e interni. In questa rubrica racconta il design un segno alla volta.

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