Il vuoto, in una casa, non è assenza: è una scelta che si paga cara. Ogni metro lasciato libero è un metro che non lavora, non contiene, non espone. Per questo il vuoto è il vero indicatore del lusso: chi può permetterselo dichiara, senza dire una parola, di non avere bisogno di dimostrare nulla.
L'horror vacui dell'abitare contemporaneo ha ragioni comprensibili. Le case sono più piccole, gli oggetti più numerosi, le superfici diventano magazzini verticali. Ma c'è anche una ragione meno confessabile: il vuoto ci mette a disagio perché ci costringe a guardare quello che resta. Una parete nuda giudica il divano che le sta davanti.
I progettisti che stimo di più trattano il vuoto come un materiale. Lo dosano, lo orientano, gli danno una grana. Un corridoio largo dieci centimetri in più non è spreco: è il respiro che trasforma un passaggio in una promessa. Una mensola lasciata a metà non è incompiuta: è il posto dove lo sguardo si riposa.
C'è un esercizio che consiglio a chiunque stia arredando: per ogni oggetto che entra, decidere quale esce. Non per ascetismo, ma per gerarchia. Una stanza dove tutto è importante è una stanza dove niente lo è. Il vuoto attorno a un oggetto è il modo più antico che esista per dire: guarda qui.















